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Gabbia (Montereale)

Appunti sul paese

La frazione di Gabbia appartiene al comune di Montereale, pur distando notevolmente dal capoluogo. Faceva parte del quartiere di fuori di San Lorenzo, (gli altri in cui era diviso il contado di Montereale sono Santa Maria, San Giovanni e San Pietro). E’ centro di dialetto novertino. Secondo Antonio delle Carceri, citato nella guida CAI, la nascita dell'insediamento deriverebbe dalla diruzione della villa di Palarzano, dipendente dal castello di Cascina, anch'esso presto abbandonato.

Il toponimo Gabbia, localmente la càja, riprende quello di una valletta sottostante il paese, tributaria dell'Aterno presso Marana, nella quale è una sorgente, forse iniziale punto di aggregazione per i profughi di Palarzano. In alternativa, se fosse il nome della valle a derivare da quello del paese e non viceversa (cosa che si verifica piuttosto di rado), c'è la proposta di Giammarco, per cui il toponimo sarebbe un riflesso del latino cavea, nel senso di 'recinto', per il fatto che si tratterebbe di un borgo murato.

Per quanto riguarda i monumenti, Gabbia possiede una chiesa parrocchiale, intitolata a Santa Maria, probabilmente eretta nel sec. XVI, che però presenta numerosi interventi posteriori. All’interno conserva una tela cinquecentesca raffiugurante Santa Maria Assunta ed una statua lignea di Santa Caterina, databile al sec. XVIII.

Appunti sul territorio

All'estremità sudoccidentale del comune di Montereale, c'è la montagna di Gabbia, l'unica di quel comune che fa parte del massiccio di Monte Cavola trattato in questa sede.

A confine con Fiugni di Cagnano e con Borbona (Ri), e delimitata verso valle dalla strada Fiugni-Gabbia e dalla pista Gabbia-Cesaproba, il tenimento di Gabbia è la prima porzione del massiccio di Monte Cavola, il cui versante settentrionale si eleva a partire proprio dall'abitato di Cesaproba. Questo abitato si trova, infatti, sul crinale spartiacque fra il bacino del fiume Velino, affluente del Tevere, e quello dell'Aterno. Il crinale raggiunge in breve, verso sud, la cima dei peschjóli (1504 m), per poi dividersi nei due rami che delimitano il bacino chiuso di Santo Nunzio-Palarzano-Cascina. Lungo il ramo occidentale, c'è la cresta della mónna (1427 m), mentre su quello orientale il cocuzzolo di capandìca (1226 m) a confine con Fiugni.

I punti chiave del territorio montano sono davvero pochi, data l'esiguità del tenimento di Gabbia. Alcune sorgenti si trovano a monte della strada per Cesaproba (fónde delli sérri, fónde palómma), mentre nel piccolo pianoro del piànu ellu mónde vi sono un paio di ricoveri per pastori.

L'unico sentiero CAI in partenza da Gabbia è il n° 13, diretto alla cima chiamata su IGM M. Gabbia. Da Fiugni proviene poi il n° 13A, diretto alla stessa montagna.

La toponomastica

La regione del Piano del Monte
1. Il piccolo pianoro che si estende a sud dell’abitato di Gabbia, circondato da monti, è localmente detto piànu ellu mónde, denominazione ripresa dalla cartografia IGM, che riporta Piano del Monte. Qui monte indica il ‘territorio a monte del paese’, come in altri toponimi analoghi. Da notare che a Fiugni il pianoro è chiamato piànu dellu laghìttu, per via di una polla sorgiva che ivi si trova (1218 m), designata con un diminutivo di lago. In entrambi i toponimi, piano è un aggettivo sostantivato che designa località pianeggianti ed aperte.

2. La via per raggiungere il piano dall’abitato di Gabbia è costituita dal sentiero CAI n° 13, che parte dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, parrocchiale del paese, dapprima come strada asfaltata e poi carrabile, risalendo la valletta dei canàli. Il nome di tale località riflette l'appellativo canale, anche al femminile canala, originariamente 'grondaia', poi passato ad indicare dei fossi ripidi e portatori di acque al disgelo.

3. Con una brusca curva in direzione est, ci si porta sul còlle cemìnu (1113 m), ai margini del terrazzo di còlle piànu (1115 m). Entrambi questi toponimi, non riportati sulla cartografia IGM, sono composti con l'appellativo colle e con un appellativo che specifica la morfologia del luogo: un derivato di cima per quanto riguarda il primo, l’aggettivo piano per il secondo.

4. Poco oltre il còlle cemìnu, si abbandona la carrareccia, imboccando una vecchia mulattiera che risale una valletta e riguadagna la strada a quota 1198 m, sotto l’imbuto delle riòle. Questo toponimo è un diminutivo, con il suffisso -olus, di rivusrio, ruscello’, al femminile.

5. Si passa ora a monte del fondo coltivato della cónga (1202 m), così chiamata per via della forma, che ricorda quella di una conca, trascurando sulla destra la deviazione per la località vaccaréccia, la quale si trova più ad ovest. Il nome di tale luogo è una formazione col suffisso -areccia (latino -aricia), utilizzato in combinazione con vacca, per indicare un luogo adatto al pascolo delle vacche. Toponimi analoghi sono quelli del tipo porcareccia, caprareccia, ecc.

6. A quota 1227 m, si giunge sulla cresta che chiude a nord il Piano del Monte, concludendo così la salita in località detta la cróce poichè vi si trova una croce di ferro, che ne sostituisce una più antica. La cresta è formata dall’allineamento del còlle lùngu (1241 m), a destra (nordovest) della croce, e dal còlle scorticàtu (1263 m), a sinistra (sudest). Entrambi questi nomi sono assenti sulla cartografia IGM, e sono di trasparente significato, riflettendo l'appellativo colle e riferendo di aspetti morfologici delle due colline.

7. Il bordo orientale del Piano del Monte è occupato dai dossi del còlle elle tàne (1258 m), che giungono fin quasi al pozzo che si trova al centro del pianoro. La cartografia IGM riporta il toponimo C.le delle Tane, che riflette l'appellativo colle, mentre la specificazione sarà dovuta alla presenza di numerose tane, buchi nel terreno scavate da talpe o simili.

8. Dietro il Colle delle Tane, a confine con il tenimento di Fiugni, si apre una valletta (1219 m), detta in loco càmbu gelàtu. Tale nome va confrontato con quello del mónde jelàtu (IGM M. Gelato) di Fiugni, sul cui versante settentrionale la valletta si trova. Il fatto che d’inverno tale versante è sempre gelato sta alla base di entrambi i toponimi.

9. Ai margini occidentali del Piano del Monte, c’è una località alla quale i locali di Gabbia danno il nome specifico l’òve de sandamarìa, probabilmente perché si tratta di zona sassosa, e le pietre che affiorano sul piano appaiono bianche come uova. Tale curiosa designazione si confronta con una analoga registrata per il tenimento di Pescomaggiore (Aq).


La montagna della Monda
10. A nordovest del Piano del Monte, si innalzano le pendici del crinale che è noto col nome la mónna, tanto a Gabbia quanto a Fiugni. Sulla cartografia IGM questo nome è riportato come appellativo, Costa della Monna. Il toponimo riflette l'aggettivo mondo, latino mundus ‘pulito’, nel senso sostantivato di ‘prateria sommitale al di sopra del limite del bosco’.

11. Una diramazione del sentiero CAI n° 13A, proveniente da Fiugni, dopo aver evitato il Piano del Monte, intraprende la traversata dei crinali della Monda. Si passa sotto un’acclive valletta erbosa, nota a Gabbia col nome di vallàcera, da cui dipende la designazione ufficiale Valle Acera. In realtà, i locali parlano di una prima e una seconda vallàcera, intendendo il superamento delle due esili crestine che racchiudono la valle. A Fiugni, invece, la località è conosciuta come la còsta dell’àcera. Quanto al toponimo, esso dipende dal fitonimo acera, riflesso del latino acer ‘acero’, mantenuto al femminile.

Traversando a mezza costa, a solagna sul pianoro di Santo Nunzio, si guada, dopo la Valle Acera, il fùssu e ghégna (1290 m), un breve canale che si getta ripido nell’altopiano di Fiugni. Il nome del fosso deriva da un soprannome locale, ripreso dalla recente denominazione del casale Laurenzi (comunemente a Fiugni noto come casàle e tagliulìnu) che si trova più avanti, ristrutturato e trasformato in rifugio privato col nome di Rif. Ghenga.

12. Un secondo fosso che occorre guadare, procedendo in direzione ovest a mezza costa sulla solagna del piano di Santo Nunzio, è il fosso delle pilélle (1291 m), appena prima di giungere ai casali di Fiugni (casàle e paóne, casàle e tagliulìnu). Il nome di questa valle deriva dall'appellativo pila, molto diffuso in toponomastica, che significa ‘vasca di pietra’, ma anche ‘pozza, polla’, attraverso un diminutivo femminile -élla rifatto sul suffisso latino -illus, sentito come metafonetico.

13. Dalle pilélle, si può deviare verso nord, costeggiando per intero la montagna della Monda, entro i confini del comune di Borbona. Si passa sotto le cósti, toponimo dal quale dipende il nome Costa della Monna riportato sulla cartografia IGM. Si noti il plurale in -i (e pure metafonetico) di costa, femminile, per influsso di nomi della terza declinazione come valle (fatto frequente in area dialettale aquilana, si confronti, ad es. le grùtti).

14. Una primo tratto pianeggiante sotto le cósti è il piano noto come lu piànu ella mónna, mentre più avanti si scende nell’ampio imbuto che a Gabbia è noto col nome di fossétte jelàte, da un diminutivo di fossa 'avvallamento coltivato', ma che a Borbona deve avere un nome diverso, formato su campo ‘pianoro carsico’, visto che la denominazione sulla cartografia ufficiale è Campo Gelato. L’aggettivo gelato si riferisce all’esposizione del pianoro, che guarda il nord, e deve apparire gelato per buona parte dell’inverno.

15. La crestina della Monda, sopra le cósti, è interrotta da due intagli, che permettono l’accesso al retrostante Piano delle Rose. Il primo dei due, che prelude ad na valletta seminativa, è detto la sportélla e piciànu, mentre il secondo, più a nord, è la sportélla ellu fessóne. Entrambi questi toponimi sono formati coll'appellativo sportélla variante locale di portella, indicante un ‘passaggio’, spesso angusto, verso una data località. Gli appellativi utilizzati sono, invece, dei soprannomi locali. Un terzo passaggio, situato a quota 1395 m, a sud dei precedenti, è la sportélla ellu feuciàru, attraverso il quale si può transitare direttamente in direzione dei remoti coltivi del fauciarìttu. Entrambi questi toponimi riflettono il collettivo felciaro 'luogo dove vegetano le felci'.


Il Monte di Gabbia
16. La montagna più alta del territorio di Gabbia si innalza appena a sud del paese, per raggiungere la quota massima di 1504 m. Nel suo complesso, è chiamata semplicemente la mondàgna dai locali di Gabbia. I vicini di Fiugni utilizzano invece il toponimo mónde de gàbbia, formato con l'appellativo similare monte. Sulla cartografia IGM è stata ripresa questa denominazione, giacché viene riportato il toponimo M. Gabbia, applicato non già alla cima maggiore, ma al punto trigonometrico che sta più vicino all’abitato (1497 m), in cima ad una pineta di rimboschimento.

17. Alla cima del Monte di Gabbia si sale seguendo il sentiero CAI n° 13, dalla cróce del Piano del Monte. A partire da questa località, volgendo in direzione nordovest lungo la via della vaccaréccia, si tocca dapprima la zona dell’acquàru. Qui si troveranno delle cavità naturali ove si raccoglie l’acqua piovana: è questo infatti il significato del termine acquàru, analogo all’italiano acquaio.

18. Più avanti, si risale l’acclive valletta coltivata di cerretìnu. Il toponimo, riportato come Cerretino sulla cartografia IGM, indica che tali coltivi furono ottenuti tagliando un bosco di cerri (latino cerretum); tale circostanza è comune a molte delle località chiamate con un nome del tipo cerreto o da questo derivato.

19. A monte della salita del Cerretino, la pendenza tende a diminuire entrando in un esteso pianoro che si colloca fra la cresta della Monda e la cimata del Monte di Gabbia. Al centro di questo piano ci sono i coltivi che i locali chiamano lo piànu ellu mondàutu. La designazione fa riferimento al fatto che questa zona si trova nella parte più elevata del monte, ossia del territorio alto, rispetto all’abitato, di Gabbia. Non esiste, infatti, un toponimo mondàutu da cui il nome dei coltivi possa dipendere in maniera diretta.

20. Più spostato verso ovest, a ridosso della crestina della Monda, si trova un’altra località coltivata, costituita da una valle lunga conformata a saliscendi. Si tratta del piànu elle ròse, il cui nome, riportato come P.no delle Rose sulla cartografia IGM, riflette l'appellativo piano con la specificazione da rosa, dovuta alla presenza di cespugli di ‘rosa canina’ nella zona.

21. Fra il Piano delle Rose, e il piànu ellu mondàutu, si apre una depressione (1392 m), che costituiva una ulteriore contrada seminativa. Questa valletta prende il nome di fóssa cùpa, per via della forma. L'appellativo fossa è infatti specificato dall’aggettivo cupo, usato normalmente proprio nel senso stretta ed incassata 'stretto ed incassato'. A ridosso del fondo della depressione, la zona seminativa si estende lungo l’acclive contrada di fauciarìttu. Tale nome è un diminutivo di felciaro, latino *filicarium ‘felceto', a sua volta da filex, -icis ‘felce’, poiché si tratta evidentemente di zona umida.

22. Per quanto riguarda la cimata del Monte di Gabbia, questa si compone di una breve cresta che, dal punto trigonometrico (1497 m), sale alla cima più alta, anche nota col nome di pischjóli (1504 m). Si tratta di un diminutivo dell'appellativo peschio, assai diffuso nella toponomastica a designare ‘macigni, grossi massi’, vitale anche per formare nomi di paesi, specialmente nell’Abruzzo interno, quali Pescomaggiore, Pescocanale, Pescasseroli e Pescocostanzo (Aq), Pescosansonesco (Pe).

23. I due versanti della cima dei pischjóli hanno nomi diversi: il lato che guarda il paese è chiamato la facciàta elle stàrni, mentre il lato interno è la facciàta e vàlle rignàra. Sono entrambi formazioni con una voce dialettale facciata, particolarmente vitale a Gabbia ma quasi sconosciuta altrove, che esprime il concetto di ‘versante’. Quanto ai due appellativi, il primo riflette lo zoonimo starna, mentre il secondo richiama ad un toponimo vàlle rignàra che si riferirà a località appartenente a Borbona.

24. In effetti, in territorio borbonese si trova una fonte che sulla cartografia IGM è indicata come F.te Brignola, toponimo che deriva dallo stesso appellativo da cui anche la specificazione di vàlle rignàra, ossia il tipo vregno,-a ‘vasca dove si abbeverano gli animali, truogolo’. La fonte, però, è nota a Gabbia con un nome del tutto diverso, fónde elli trócchi, che comunque è praticamente sinonimo del precedente, essendo trocco un altro nome per il ‘truogolo’.

25. La cima del Monte di Gabbia si può raggiungere anche partendo direttamente dalla strada carrozzabile Gabbia-Cesaproba, seguendo una variante proposta dalla guida CAI al sentiero n° 13. Dal fontanile di Santa Lucia (1080 m), si giunge in breve ngìma l’àla càja, dove si trova la costruzione della Caserma Forestale (1122 m). Il nome di questa località dipende dal nome della valle sottostante che è per gli stessi locali di Gabbia l’àla càja, ossia la ‘valle Gabbia’. Piuttosto che il contrario, sarà il nome del paese a derivare da quello della località, che presenta in caia un riflesso del latino cavea, nel senso geomorfico di 'cavità', o anche in quello di 'recinto'.

26. A monte della Caserma Forestale, si sale alla fónde delli sérri, una fonte segnata sulla cartografia IGM come F.te di Colloperi. In effetti, il nome locale richiama un appellativo serra, derivato dal latino serra che, in origine aveva il significato di ‘sega’, poi evolutosi ad indicare creste accidentate di monte. La designazione ufficiale, invece, dipende dal nome della località collòperi (anche collìcchju de collòperi), presso la quale si trova la fonte. Tale toponimo è di dubbia origine. Scartando per prudenza eventuali derivazioni da un colubro, 'pozzo, voragine', frequente in area carseolana e laziale, resta una formazione con un personale incognito, oppure un derivato di opra 'lavoro', come in valluprànë di Pennapiedimonte (Ch).

27. Una seconda fonte, piuttosto vicina a quella di Colloperi, è la fónde palómma (1185 m), indicata anche sulla cartografia IGM col nome di Sorg.te Palomba (ma secondo la guida CAI, si tratta di due sorgenti diverse). Il nome deriva dal latino palumbus ‘colombo’, talvolta al femminile ma l’associazione dello zoonimo palombo ad un nome di sorgente resta poco chiara.

28. Proseguendo lungo la variante proposta dal CAI, a monte della sorgente di Colloperi si sale lungo i dossi, rimboschiti a pino, di còlle jértu, incontrando finalmente il sentiero n° 13 alla piàna de còlle jértu (1375 m). Queste designazioni fanno riferimento all'appellativo colle, specificato da un aggettivo jértu, che significa 'erto, ripido', riferito alla salita, derivando da un latino *erctus.

29. Il crinale del còlle jértu arriva quasi, in basso, a toccare il paese, con il suo rimboschimento di pini. Più a nord, sopra la carrozzabile per Cesaproba, il pendio è invece detto dei martignùni, con un nome che rifletterà un personale romano Martinius o simili, utilizzato col suffisso collettivo -óne (da non confondere con l’identico suffisso accrescitivo), in versione plurale e metafonetica.

30. Il fosso nei pressi del quale, lungo la strada per Cesaproba, c’è il fontanile di Santa Lucia, è la fóssa e rénzufossa di (un) Renzo’. Il nome del fontanile dipende dal toponimo le còste e sandalùcia, che indica i pendii immediatamente a nord (destra per chi guarda da Gabbia), riportato anche sulla cartografia IGM come C.sta S. Lucia. L’agionimo Santa Lucia richiama il culto della santa, venerata a Montereale, mentre l'appellativo costa si riferisce al pendio.

31. Un breve fosso situato ancora più a destra, guardando da Gabbia (direzione nord) è la fóssa de raùccu. Tale nome è composto dall'appellativo fossa e da un secondo termine difficilmente interpretabile, anche se appare un personale locale, un soprannome. Nei pressi del fosso, spostata sul versante ad ovest, c’è la presa dell’acquedotto di Cesaproba, detta acquapétri. Tale toponimo appare antico, se è vero che riflette un sintagma genitivale latino, acqua Petri, ossia ‘acqua (sorgente) di (un) Pietro’. Vicino alla sorgente c’è anche la casétta (1180 m), un casale isolato raggiungibile dalla strada carrozzabile Gabbia-Cesaproba.


La montagna di Capo Antico
32. Il cocuzzolo di capandìca (1266 m) si innalza ad est dell'abitato, a confine con Fiugni. La cimata è caratterizzata da un evidente ripetitore, in località sópre capandìca (1210 m), nonché dalla presenza della valletta coltivata (una fossa) della fóssa e capandìca, sulla crestina sommitale. Tutte queste denominazioni derivano dal termine geomorfico capo ‘testa, sommità’, e dall’aggettivo antico, con riferimento alla datata frequentazione del luogo, se non alla presenza di un qualche insediamento sulla cima del panoramico cocuzzolo. Solo il nome della cima è stato riportato sulla cartografia IGM, come Capo Antico: in effetti, il toponimo a Fiugni è declinato al maschile, càpu andìcu, mentre il femminile della variante di Gabbia è probabilmente dovuto alla a- dell’aggettivo seguente.

33. Le pendici della montagna di Capo Antico sono seguite dalla strada carrozzabile per Fiugni, lungo la quale si trova, dopo il bivio per Pellescritta, una valletta biforcuta, i cui rami sono detti solelàlle e cesaìtoli. Il primo nome va analizzato come 'sole valle' e fa riferimento all’esposizione a sole (e quindi a sud) dei terreni prospicenti il fosso, mente il secondo potrebbe essere un derivato di cesale, dal latino caesalis, formato col suffisso -alis su (silva) caesa 'debbio, bosco tagliato per la messa a coltura o per il pascolo'. Nel toponimo dialettale, comparirebbe allora un suffisso collettivo -etum (sul quale avrebbe agito la metafonia da -u) ed uno diminutivo -olus.

34. Più avanti sulla carrozzabile per Fiugni, si incontra lo sperone dei collicìlli, sul cui versante settentrionale c'è la fóssa e collicìlli. Quanto al toponimo, si tratta di composto di fossa e di un derivato di colle, attraverso un doppio suffisso -icillus, di formazione meridionale e valore diminutivo.