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Geo-storia amministrativa del Regno di Sicilia Citra (o Regno di Napoli)

Regno di Sicilia al di qua del Faro (R. di Napoli) nel 1276

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La cartina mostra il Regno di Sicilia al di qua del Faro (R. di Napoli) sotto re Carlo I nel 1276, secondo le cedole di tassazioni riportate nei Registri della cancelleria angioina 1276-1294 pubblicati dall'Accademia pontaniana di Napoli nel 2002 (vol. XLVI).

Rispetto al 1150, alla dinastia normanna (-1194) è succeduta quella sveva (1194-1266) e quindi quella angioina (1266-). Nel 1231 Federico II ha confermato la suddivisione il regno in nove giustizierati, fissando nel 1234 le sedi delle relative curie generali da svolgersi periodicamente. Rispetto ai precedenti circuiti amministrativi normanni, è emersa la Basilicata, la Calabria è stata divisa in due (Valle Crati e Terra Giordana distaccate dal resto), il Molise è stato accorpato alla Terra di Lavoro, gli antichi ducati di Napoli ed Amalfi sono definitivamente scomparsi. Anche la spartizione dell'Abruzzo in due giustizierati distinti è stata tentata nel 1273 e nel 1284 ma sarà definitiva solo nel periodo successivo.

L'Abruzzo ha ceduto agli stati pontifici Poggio Bustone nel reatino e Camerata nel carseolano; ha acquistato dal Contado di Molise le terre dell'abbazia volturnese (cioè Fornelli, Colli con Valleporcina, Scapoli, Pizzone con Iannini, Roccasecca, Cerquacupa ed Amicone, Castel S. Vincenzo, Castellone, Castelnuovo, Vaccareccia cioè Rocchetta), Agnone e Pietrabbondante, Collerotondo, Celenza e Torrebruna nel triventino; gli ha ceduto Montazzoli.

La Terra di Lavoro ha inglobato il ducato di Napoli e buona parte del contado di Molise (tranne le porzioni andate all'Abruzzo e alla Capitanata); ha ceduto al Principato delle terre ad ovest di Benevento (S. Lupo, Casalduni, Ponte, Torrecuso con Paupisi, Vitulano, Foglianise, Castelpoto, Tocco con Campoli e Cautano, S. Agata, Airola con Bucciano e Moiano, Montesarchio con Bonea, Apollosa, Arpaia con Forchia e Paolisi, Rotondi e Campora, Cervinara, S. Martino, Pannarano, Pietrastornina, Roccabascerana, Ceppaloni e Terranova od. Arpaise) e la contea di Avellino ad ovest del F. Sabato (S. Angelo, Altacoda od. Altavilla, Prata, Grottolella, Montefredane, Capriglia, Summonte, Mercogliano, Monteforte, Avellino, Forino con Contrada).

La Terra Beneventana, trasformata in Capitanata, ha inoltre ceduto agli Stati pontifici la città di Benevento stessa; ha acquistato dal Contado di Molise Ripalta od. Mafalda, Montemitro e Pianisi con S. Elia; ha ceduto al Principato le terre ad est di Benevento (Morcone, Pontelandolfo, Campolattaro, Fragneto l'Abate, Fragneto Monforte, Pescolamazza od. Pesco Sannita, Reino, S. Marco, Molinara, S. Giorgio, Montefalcone, Ginestra, Castelfranco, Pietrapulcina od. Pietrelcina, Paduli, Montemalo od. S. Arcangelo, Buonalbergo, Casalbore, Montecalvo, Ariano, Greci, Savignano, Monteleone, Accadia, Porcarino od. Villanova, Zungoli, Flumeri, Vico od. Trevico con S. Sossio, S. Nicola, Castel Baronia e Carife, Vallata, Lacedonia, Monteverde, Rocchetta, Apice, S. Nicola Manfredi, S. Giorgio, Calvi, Pietradefusi, Montefusco, S. Nazzaro, S. Martino e i restanti centri ad est del F. Sabato); ha ceduto alla Basilicata la zona di Melfi (Melfi con Cisterna, Gaudiano pr. Lavello, Venosa, Rapolla, Ripacandida, Vitalba od. Atella, Armatera pr. S. Fele).

Il Principato ha inoltre inglobato il Ducato di Amalfi; ha ceduto alla Basilicata la zona di Marsico (Satriano pr. Tito, Pietrafesa od. Satriano, Sasso, Marsico Nuovo) e quella di Muro (Marmore pr. Picerno, Baragiano, Bella con S. Sofia, S. Fele, Muro, Castelgrande, Pescopagano, Rapone, Monticchio pr. Rionero).

La Terra di Bari ha inoltre ceduto alla Basilicata Montemilone, Spinazzola, Genzano, Banzi, Forenza; ha acquistato dalla Terra d'Otranto Santeramo, Gioia, Noci, Putignano, Castellana, Monopoli, Fasano, Locorotondo, Cisternino e Fasano.

Il Principato di Taranto, divenuto Terra d'Otranto, ha inoltre ceduto alla Basilicata le contee di Montescaglioso (Montescaglioso, Accio pr. Bernalda, Pomarico, Miglionico, Oggiano od. Ferrandina, Pisticci, Montalbano, Tursi, Craco, Stigliano, Gorgoglione, Cirigliano, S. Mauro, Accettura, Salandra, Garaguso, forse Oliveto e Calciano) e di Tricarico (Tricarico, Grottole, Montepeloso od. Irsina, Tolve, Oppido, Acerenza, S. Giuliano pr. Forenza, Avigliano, Pietragalla, Cancellara, Vaglio, Potenza, Ruoti, Picerno, Tito, Pignola, Brindisi, Abriola, Anzi, Trivigno, Castelmezzano, Albano, Campomaggiore, Pietrapertosa, Laurenzana, Calvello, Marsico Vetere, Tramutola, Viggiano, Saponara od. Grumento, Moliterno, Sarconi, Spinoso, Montemurro, Corleto, Guardia, Armento, Gallicchio, Missanello, Aliano).

La Basilicata ha inoltre acquistato dalla Calabria le terre a sud del F. Agri (Lagonegro, Maratea, Trecchina, Rivello, Lauria, Castelsaraceno, S. Martino, S. Chirico, Roccanova, S. Arcangelo, Castronuovo, Senise, Colobraro, Favale od. Valsinni, Rotondella, Rocca Imperiale, Nocara e Canna, Noja, Cersosimo, Francavilla, Chiaromonte, Viggianello, Rotonda, Castelluccio, Latronico, Episcopia, Teana, Carbone, Calvera, Papasidero).