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Paganico (Montereale)

Appunti sul territorio

Paganico è frazione di Montereale, ed è costituita dalle tre ville di Castello, San Giovanni e Colle. Il suo tenimento montano comprende il settore del Massiccio d’Aielli che si affaccia sulla piana di Montereale, all’incirca dalla località turistica ‘Casali D’Abruzzo’ di Marana, fino ai confini comunali di Capitignano. Verso monte, il territorio è limitato dal crinale che serra la valle di Paganico. Verso valle è la serie delle sterrate e vie campestri pedemontane che individuano il limite dell’indagine.

La cróce di Aielli (1175 m) costituisce la testata della valle di fùssu rànne che divide in due la montagna di Paganico. Ad ovest, da questo nodo orografico si stacca un crinale con il tavolato di pàgu (1317 m), la cresta della mórgia (1282 m) e della morgétta (1262 m) che fanno parte della montagna dei cùpi, la cui cima è in territorio di San Pelino. Più oltre, la catena si deprime alle pózze de cagnànu per innalzarsi di nuovo con la mole del castiglióne (1317 m). Da questa cima si stacca poi il crinale di còsta reàle, che separa il bacino di Paganico da quello di Marana. Ad oriente della cróce di Aielli, la linea spartiacque fra la valle di Paganico ed il bacino di Aielli sale alla cima della montagna di mozzànu, costituita dai tre pìcchi: il pìccu de giórgi (1480 m), il pìccu de mézzu (1493 m) ed il prìmu pìccu (1443 m). Oltre la pózza dell’allóni (1371 m), la cresta sale ancora con il còlle degli acquàri (1387 m), per poi scendere definitivamente sopra San Giovanni.

La presenza umana nella valle di Paganico è forte: basti pensare alla nuova strada carrozzabile che porta, con qualche tornante, al piano di Aielli, sostituendo una più antica mulattiera. Lungo la valle di fùssu rànne si trova la maggiore fra le sorgenti del paese, la fónde ròssa (1100 m); un’altra importante sorgente in montagna è la fónde li cùpi (1265 m).

La sentieristica CAI della zona è costituita dagli itinerari n° 19, da Tarignano al castiglióne, n° 20-20A alla cima di mozzànu, nonché dalla traversata TR7 da Marruci a Castello.

La toponomastica

La montagna di Castiglione
1. La montagna più alta del settore ad ovest di Aielli, che costituisce il punto estremo dell’altopiano, è la cima di castiglióne (1317 m), posta a confine con Marana, presso i cui locali è anche castiglió. Il toponimo IGM riprende le designazioni dialettali, avendosi M. Castiglione. Il tipo toponimico castiglione deriva dal latino castellionis, derivato di castellum: l’origine di tale designazione è da ricercarsi nella forma della montagna, che la fa parere una lontana rocca.

2. La via principale per salire a Castiglione partiva dalla villa di Colle, la più occidentale delle tre che costituiscono l’agglomerato di Paganico. Salendo dalle case più alte del paese, la via passava affianco al fosso della vàlle, che dalla montagna scende in direzione dell’abitato. Questo impluvio, la valle per eccellenza, è invece chiamata F.so Valle di Colle sulla cartografia IGM, evidentemente per distinguerla da altri toponimi analoghi.

3. Ad est della Valle, la mulattiera per Castiglione rimonta i pendii che si innalzano a partire dai coltivi delle rìbbole, che stanno fra Colle e San Giovanni. Segnato come Ribole sulla cartografia IGM, il toponimo è in questo caso oscuro.

4. Proseguendo sulle pendici nordorientali di Castiglione, veniva rimontato prima il dosso che sulle carte IGM è indicato col nome C.le Rufolo, poi, dopo il guado di una valletta, si passava sul còlle vécchju, toccando una località coltivata. L’aggettivo vecchio posposto al termine geografico colle indica che tale località era frequentata (e forse coltivata) da tempo remoto.

5. All’interno della valle che chiude ad est la montagna di Castiglione, si trova, a quota 1101 m, la sorgente di fónde le régne, senza nome sulla cartografia IGM. Il toponimo suona fónde rerégnu a Marana, e si confronta con l’analogo fónde régnu di Capitignano. Tutte queste designazioni dipendendo dal nome dialettale della ‘vasca per abbeverare gli animali’, variamente detta régnu, régna, brégnu, brégna, ecc.

6. Fra la fonte e la cima, si trova, piuttosto defilata la cróce letérne (1200 m), che porta un nome piuttosto oscuro, vista anche l’adattamento curioso riportato sulla cartografia IGM, Croce Eterna. Non è escluso che il toponimo dipenda da un qualche personale altomedievale.

7. Verso est, la montagna di Castiglione è chiusa da una serie di avvallamenti sul crinale spartiacque, che a Paganico sono note come le pózze de cagnànu, perché situate a confine con il tenimento di San Pelino, frazione di Cagnano. Il termine pozza sta qui ad indicare una ‘cavità nel terreno dove si raccoglie l’acqua’. Appena dietro la cima, si apre una caratteristica depressione (1203 m) che presso i locali ha un nome specifico, essendo infatti detta lagóne poiché ricorda un lago o piuttosto uno 'stagno', e forse in alcuni periodi dell’anno si riempie effettivamente di acqua.


La montagna di Costa Reale
8. Le contrade ad ovest di Colle sono costituite dai pendii settentrionali del crinale di Costa Reale, che si stacca dal nodo orografico del Castiglione, facendo da confine fra i tenimenti di Paganico e Marana, entrambi nel comune di Montereale. Appena ad ovest della Valle di Colle, c’è il boschetto ceduo detto la cèsa, giacché il termine cesa non indica soltanto dei coltivi - o pascoli - ottenuti attraverso il debbio, ma anche delle porzioni di bosco dove si pratica il taglio periodico. Non lontano, un’altra località è nota col nome di césole, toponimo che ugualmente dipende dal latino (silva) caesa, attraverso una derivazione caesulae, con un suffisso diminutivo -ula.

9. A monte del bosco della Cesa, si trova la seconda importante sorgente della zona (insieme alla fónde le régne), chiamata àcqua sànda (1000 m) perché si trova proprio sopra la chiesa campestre di Sant’Antonio (sandandóniu per i locali), la quale sorge isolata a quota 869 m ai margini della piana di Montereale.

10. La zona della sorgente dell’Acqua Santa deve essere piuttosto umida: lo testimoniano i toponimi che si riferiscono alle località immediatamente ad est ed a ovest della fonte, le piscìne e, rispettivamente, pandànu. Entrambi i nomi sono riportati sulla cartografia IGM come Pescine e Pantano. Il primo dipende da qualche polla dove si abbeveravano gli animali, o venivano lavate le pecore prima della tosatura. Il secondo è un riflesso del latino pantanus, 'pantano', termine di origine assai antica.

11. Un ulteriore toponimo registrato per la zona in esame è casaòna, che equivale a ‘casa buona’, con l’aggettivo vòna (pronunciato òna per dileguo della v in posizione intervocalica) nel senso di ‘adatta per l’attività del pascolo’. Purtroppo non si sa bene a quale località si riferisca il toponimo, forse alla serie di baracche segnate dalla cartografia IGM ad una quota compresa fra 975 m e 1000 m appena sotto il crinale di Costa Reale.

12. La fascia pedemontana comincia ad ovest di Colle con il dosso delle fóndi (817 m), in corrispondenza del quale la cartografia IGM conosce un toponimo Vecitrovi, tra l’altro di oscuro significato. Anche la designazione dialettale è comunque poco chiara, poiché sembra che nella zona non vi siano fonti.

13. Al di là della chiesetta di Sant’Antonio, verso i confini con Marana, c’è la caratteristica macchiotta della soloétta, che si estende in quota per più di 100 m di dislivello. Il toponimo, non riportato dalle carte IGM, è un diminutivo (suffisso -etta) del latino silvaselva, bosco dove si fa legna’, mediato attraverso la fonetica locale che prevede la soluzione dissimilata per il nesso -lv-.


La montagna dei Cupi
14. A sud della villa di Castello, si alzano le pendici che fanno capo al tratto dell’altopiano sommitale culminante con la montagna dei cùpi. La parte più elevata di questa montagna si trova in tenimento di San Pelino, ma a Paganico appartiene la fónde li cùpi (1265 m), sulla crestina che chiude a nord l’altopiano. Il sostantivo cupo deriva dall’aggettivo, nel senso di ‘valle stretta ma tondeggiante’, e la designazione si riferisce alle vallecole che costellano la sommità di questo monte (i Cupi sulla cartografia IGM).

15. Tre sentieri salivano lungo le pendici dei Cupi, e di esse è ancora vivo il ricordo nei locali di Castello. Il punto di partenza è comune: si tratta della zona nella quale si trova pure la presa della breve conduttura che serve l’abitato, ovvero la località fugnànu. Il toponimo sembra di formazione prediale, dato il suffisso -ano e può essere attribuito al gentilizio Funius.

16. Il sentiero che parte immediatamente da Fugnano risale a mezza costa sulla boscaglia, guada un fosso a quota 961 m, poi rimonta in notevole pendenza il còlle pratéllu, un nudo crinale che scende dalla cima dell’altopiano. Si tratta di una designazione composta da colle e da un diminutivo pratello (suffisso -èllo con metafonia da -u) di prato, che indica non solo il vero ‘prato (di erba medica e trifoglio)’, ma più genericamente un pendio ricoperto d’erba, adatto al pascolo. La cartografia IGM ha ripreso il toponimo C.le Pratello.

17. A monte di Colle Pratello, si trova il boschetto detto cèsa fioravàndi, raggiunto in qualche modo con lo stesso sentiero (1183 m). Il toponimo riflette il diffuso tipo toponimico cesa, qui nel senso di ‘bosco ceduo’, con una specifica che sarà un cognome locale, Fioravanti, come suggeriscono anche le carte IGM, che riportano Cesa Fioravanti.

18. Dall’innesto di Fugnano, si può anche prendere a sinistra, procedendo lungo un solco vallivo, in località pràtu rànne. In questo caso, il termine prato deve indicare un vero e proprio ‘prato’, data anche l’umidità della zona. L’aggettivo grande denota l’importanza che doveva avere questa zona, prossima all’abitato.

19. Nei pressi di un valloncello, la mulattiera di Prato Grande si biforca in due rami: quello di destra sale sulla sinistra orografica del fosso, mentre il ramo di sinistra prosegue e mezza costa sulla valle, alla destra orografica del valloncello stesso. La località sembra avere un nome specifico, le pozzétte, dato che si tratta di un punto di riferimento di una qualche importanza. Il termine pozza indica una ‘cavità nel terreno dove si raccoglie l’acqua’, e qui è usato con un suffisso diminutivo.

20. Il sentiero di destra rimonta il crinale di carpenìtu, boscoso nella parte alta, per poi collegarsi alle tracce che percorrono la cresta della Morgia. Il fitonimo carpineto (il toponimo dialettale ne è variante metafonetica) è formato dal tipico suffisso -eto dei collettivi, e presuppone la presenza di ‘carpini’.

21. Il sentiero di sinistra ragiunge i casàli de castéllu che si trovano in cima all’altopiano, nei pressi della Fonte dei Cupi, in realtà all’interno dei confini comunali di Cagnano. Come la fonte, questi casali si trovano alle pendici del tavolato sommitale di pàgu (1317 m), che costituisce un’appendice della montagna dei Cupi. Il toponimo pago riflette il latino pagus, in origine ‘segno di confine’, poi usato come termine tecnico per designare un ‘distretto rurale’, passato nella toponomastica romanza come ‘insediamento di campagna’. In questa accezione il toponimo potrebbe confrontarsi proprio con la presenza dei casali, che quindi continuano, forse, una frequentazione piuttosto antica del luogo.

22. La cresta che costituisce la sommità verso Paganico della montagna dei Cupi ed il limite settentrionale dell’altopiano si abbassa dal tavolato di Pago dove c’è la fonte, poi con i casali, per rialzarsi nell’esile prominenza della mórgia (1282 m) e della morgétta (1262 m), separate da un grosso mandrone. Si tratta di cocuzzoli dall’apparenza rocciosa, visto che il diffuso tipo morgia riflette il latino murex, -icis ‘scoglio’. Il nome riportato sulla cartografia IGM la Murgia è un adattamento non corretto, e risente dell’influsso del noto coronimo Murge, nella Puglia, che peraltro ha la stessa origine.

23. Dietro la cresta della Morgia, a confine con Cagnano, si apre la sinuosa vàlle lónga, proprio nel mezzo dell’altopiano sommitale. Il toponimo è trasparente (‘valle lunga’), ed è presente pure sulla cartografia IGM come Vallelonga, riferito però ad un vallone nel tenimento di San Pelino. In effetti presso i locali di questo centro, malelónga è il vallone che scaturisce dalla depressione del Lagone, e che si butta più a valle nell’Aterno, ma non è chiaro se tale designazione possa in qualche modo dipendere da quella di Paganico.


La valle del Fosso Grande
La regione di Aielli
24. Il solco vallivo che, scendendo dall’altopiano d’Aielli, divide in due la montagna di Paganico fino all’abitato di Castello, è chiamato lu fùssu per eccellenza, o fùssu rànnefosso grande’, dai locali delle tre ville. Le carte IGM hanno ripreso questa seconda variante, riportando F.so Grande.

25. Oggidì si sale all’altopiano (localmente detto l’ajélli) seguendo una carrozzabile che sale, con qualche tornante, da Castello. In passato, si evitava di seguire il solco di Fosso Grande, e si utilizzava una mulattiera a mezza costa sulla destra orografica del vallone (riproposta nella guida CAI nell’ambito della traversata TR7). Si passava, in questo modo, a monte della località detta li fossìtti, perché caratterizzata da alcuni valloncelli che confluiscono nella valle principale.

26. Poco a monte dei Fossetti venne rimboschita una pinetina, che sulla cartografia IGM è chiamata Cesafredda. Ma il toponimo locale cèsa frédda si riferisce invece ai pendii toccati dalla vecchia mulattiera, nei pressi del primo tornante della carrozzabile. Tale nome si compone del termine cesa, che qui indicherà una ‘porzione di bosco abbattuta per ridurla a pascolo’, e dell’aggettivo freddo, forse riferito alla prticolare esposizione (a nord ?) del luogo. La zona della pineta è invece detta dai locali di Castello còste ellu fùssu, poiché essi chiamano preferibilmente lu fùssu il vallone di Fosso Grande. Il tipo toponimico costa, derivato dal latino costa ‘costola, fianco’, indica il ‘pendio’ sul fianco del vallone.

27. Nel mezzo del Fosso Grande, si trova l’importante fontanile di fónde ròssa (1100 m) che, secondo la sentieristica riportata dall’IGM, veniva utilizzata da Aielli piuttosto che dal paese, al quale non era collegata da alcun sentiero rilevante. Quanto al toponimo, F.te Grossa sulle carte, allude chiaramente alla portata d’acqua sorgiva.

28. Poco a valle della sorgente, ancora all’interno del fosso, si trova la località lu trabbùccu, raggiungibile per mezzo di una deviazione che si incontra lungo la vecchia mulattiera per Aielli. Il termine trabocco è diffuso nell’Abruzzo costiero e nella Puglia Garganica per indicare una macchina da pesca, ma forse questo toponimo rifletterà piuttosto un significato locale di 'misura agraria'.

29. L’entrata nell’altopiano di Aielli era costituito, per chi seguiva la vecchia mulattiera, dalla cróce, posta a quota 1175 m ai margini della regione. Anche oggidì, seguendo la carrozzabile, si entra nell’altopiano in corrispondenza dello stesso punto. L’importanza di questo punto di riferimento è testimoniata dalla cartografia IGM, che riporta come toponimo Croce d'Aielli. Poco sotto la croce si trova la fondanèlla da càpu, chiamata con un diminutivo (suffisso -ella) per distinguerla così dalla Fonte Grossa, che si trova nella valle. L’appellativo ‘da capo’ si riferisce invece ancora al fatto che si trova ‘in cima’ alla salita che conduce alla regione di Aielli.

30. A sinistra della croce, per chi proviene dal paese, si estende una piccola zona nuda, sotto la cima di Mozzano. Nei pressi dei fontanili (1190 m) devono trovarsi li fauciàri, giacchè il toponimo (latino *filicaria) richiama la presenza delle felci (latino filex, -icis), piante delle zone umide. Più a monte, si trova il cerrìtu. Questo nome designa, come buona parte dei derivati del fitonimo latino cerretum ‘bosco di cerri’, una porzione del bosco (in questo caso, di Mozzano) tagliata per fare spazio al pascolo.

31. A destra della croce, si estendono, ancora nel comune di Montereale, le pózze de sàla ròssa, alcuni avvallamenti ai margini della vasta contrada di sàla ròssa, che però appartiene a Barete. Salendo un po’, si perviene alla piàna, un balcone naturale affacciato sulla valle di Castello che si stacca dal tavolato di Pago. Un’altra località da questa parte è condravéce, la quale porta un interessante nome, formato da vece ‘porzione di terreno (che si può lavorare in un giorno)’ ed una preposizione contra ‘di fronte’ usata come aggettivo, nel senso di ‘appezzamento situato di fronte’ forse rispetto alla croce stessa.

32. Per concludere la descrizione delle località lungo la valle di Fosso Grande, si ricordano alcune delle contrade situate fra le ville di San Giovanni e Castello, lungo la strada asfaltata: l’onàli, piàole, nociàri, le cónghe, brecciàra, le fossélle, pràtu lùngu. Si tratta per lo più di toponimi trasparenti, tranne il primo, che è oscuro, ed il secondo, che è un diminutivo (suffisso atono -olo) di un *piava, che è variante locale, particolarmente vitale a Montereale e Cagnano, del termine latino plagia, adattamento di una voce greca, indicante un ‘pendio’, generalmente non coltivato o esposto a nord, in contrapposizione con costa che di preferenza si applica a pendii coltivati e/o esposti a sud.


La montagna di Mozzano
33. La montagna che si eleva ad est della valle di Paganico ed a confine con Capitignano è nota nel suo complesso come mozzànu, in entrambi i centri limitrofi. Il nome è una formazione prediale, caratterizzata dal suffisso -ano, a partire da un personale latino Mottius, Muttius o simili, (anche medievale Mozzo) e denota il possesso feudale del bosco che ricopre buona parte della montagna. La designazione riportata sulla cartografia IGM dipende da questa, M. Mozzano, ma viene applicata alla cima più elevata, anche punto trigonometrico (1493 m). Presso i locali di Paganico, è invece in uso una diversa designazione, secondo la quale la cimata è costituita dai tre pìcchi ajénni (ovvero ‘di Aielli’), il prìmu pìccu (1443 m), il pìccu de mézzu (1493 m), il più alto, il pìccu de giórgi (1480 m), così detto perche si trova sopra il Casale Giorgi (1220 m) in comune di Pizzoli. Fra il primo picco e quello di mezzo, c’è la pòrta delli pìcchi (1430 m), una sella attraversata dalla mulattiera che percorre l’intera cimata. A complicare le cose da un punto di vista toponimico, va infine notato che nelle mappe catastali i ‘picchi’ sono chiamati cornetti, mentre a Pizzoli sono detti le (tre) tùrri.

34. Per salire sulla cima della motagna di Mozzano da Paganico occorre seguire per un buon tratto la carrozzabile che porta ad Aielli. Da Castello, si passa sopra le piàole e poi appena a monte della cappella della madònna de sarrùfu (922 m), il cui nome riprende evidentemente quello della contrada sarrùfu nella quale si trova. Questo toponimo sembra corrispondere all'agionimo San Rufo.

35. Più avanti, fino al primo tornante della carrozzabile per Aielli, si ha a valle la contrada sopressàndi, così detta perché sta ‘sopra San Giovanni’, che si estende fino alla cava di pietra nei pressi del cimitero. In corrispondenza del primo tornante, si attraversa invece la località mollicélla, forse zona umida o comunque di terreno molle.

36. Fra il primo ed il secondo tornante, si taglia lu riàle, una zona caratterizzata da alcuni brevi valloncelli che si perdono sui pendii nordoccidentali della montagna di Mozzano. Il toponimo in questione è infatti derivato dalla voce rio, attraverso un suffisso aggettivale -ale.

37. Dal terzo tornante (1080 m) è possibile guadagnare la vecchia mulattiera che saliva dalla Madonna di Sarrufo alla cima. Dopo una ripida salita, si giunge alla croce collocata nella zona di capetóne (1272 m), a confine con Capitignano. Questo nome richiama senz’altro il personale latino Capitonius, senza suffissazione, che è alla base pure del toponimo Capitignano, attraverso una formazione prediale. Si tratta di un antico proprietario fondiario che, cosa rara, ha lasciato ben due attestazioni del suo nome.

38. A monte della croce, si sale al ripiano (1387 m) detto l’àra delle màcchje, non necessariamente perché effettivamente svolgesse le funzioni di ‘aia’, ma piuttosto per un traslato del significato originario ad un generico ‘spiazzo’. Le macchie che costituiscono la specifica del toponimo saranno i boschi del versante che si affaccia sulla valle di Faschiano. Da qui infatti si devia per raggiungere la sorgente nel bosco, detta a Paganico fónde rosìta, a Capitignano fónde régnu (1200 m).

39. Sopra l’Aia delle Macchie, c’è una prima anticima della lunga cresta di Mozzano, detta còlle degli acquàri (1387 m), per via della presenza di acquari, cavità nella roccia dove si raccoglie l’acqua, che servono per abbeverare gli animali. La cresta si abbassa poi nella sella della pózza dell’allóni. Questo toponimo vale ‘pozza dei valloni’, e non Pozza degli Aglioni come riportato sulla cartografia IGM, perché a valle di essa hanno origine alcuni fossi che più in basso confluiscono nella valle di Paganico. Lungo uno di questi, scendendo verso la carrozzabile per Aielli, si può attraversare la località pozzìtti.

40. Tornando alla carrozzabile, dopo il terzo tornante si percorre un lungo tratto a mezza costa, che attraversa i pendii di cèsa renzóni, una cesa, ossia tagliata di bosco ridotto a pascolo e forse destinato a qualche magro coltivo. L’appellativo che specifica il termine cesa è un personale locale, forse un cognome Renzoni.

41. A destra, per chi sale, della strada, si trovano da qualche parte, sopra Castello, la perélla e le vìgne, entrambi fitonimi che però testimoniano la forte presenza antropica anche in queste contrade di mezza montagna.