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San Marco (Preturo - L’Aquila)

Appunti sul territorio

Il tenimento di San Marco fa parte della circoscrizione di Preturo, del quale era frazione prima della soppressione di questo comune, nel 1927. Si estende ai due lati della vallata forcellana, ed è delimitato a sud e nord dai crinali spartiacque di tale impluvio, ad ovest dal tenimento della Forcella, ad est dalla linea pedemontana che tocca gli abitati di Colle, San Marco stessa e Pozza.

Alla sinistra orografica della valle, si alza la mole di cìma rùa (1235 m), che alla selletta delle cónghe (985 m) si salda alla cresta del Castello di Cesura. Verso est, la montagna di Rua degrada con l’allungato còlle rubbìnu fin quasi sopra l’anfiteatro di Amiternum. Sulla destra della valle, lo spartiacque rispetto a Cese di Preturo passa per il valico della portélla (1003 m), oltre il quale prende quota la tormentata cresta della torrétta (1102 m), che termina in corrispondenza dell’abitato di Preturo.

Oltre alla presenza della rócca, la montagna di San Marco è caratterizzata dai ruderi di sandandóniu (768 m), lungo la strada provinciale, nonché dalle sorgenti della fónde egliu lùpe, della fónde degli’ùrsu, dell’acquatìna, della fónde dell’àglie e della fónde ella nùce, tutte sul lato destro della valle, esposto a nord.

I sentieri CAI che riguardano la zona sono il n° 7C, dalla provinciale alla cima di Monte Cavola, ed il n° 17, da Pozza alla cima della montagna di Rua.

La toponomastica

La montagna di Rua
1. La montagna che domina l’abitato di San Marco (1235 m) è detta localmente cìma rùa. Lo stesso nome rùa rànne è stato rinvenuto a Cavallari, dall’altro versante, dove è connesso ad una mulattiera che ne risale le pendici. Il nome rua, infatti, deriva dal latino ruga che, dal significato originario di ‘solco’, è passato a ‘via, sentiero’. Da tale vocabolo latino proviene anche il francese rue, spesso erroneamente ritenuto all’origine dei numerosi toponimi del tipo rua presenti nell’Appennino Centrale. Il nome ufficiale sulla cartografia IGM è M. Rua, ma nell’Atlante di Rizzi-Zannoni (1808) si trovava una versione più conforme alla dizione locale, Rua.

2. La cimata della montagna di rùa è costituita da una serie di dossi poco pronunciati (q. 1235, q. 1235, q. 1207). Fra questi, si estendono le insellature note come piazzòtte. Il nome rientra nel tipo toponimico piazza che indica ‘spiazzo, luogo piano e sgombro’.

3. Alle pendici della montagna, non lontano dal paese, sono i resti della rócca di San Marco (860 m), importante fortificazione che controllava l’accesso alla valle forcellana. Nella cartografia IGM è riportata tale località, col nome la Rocca. I ruderi sono raggiungibili dall’abitato, seguendo il breve itinerario proposto dal CAI nella sua guida.

4. Appena ad ovest della Rocca, le pendici di Rua sono solcate dal breve fùssu sandàngelu, dal percorso di circa 1 km, che si getta nel torrente che percorre la valle della Forcella. Questo toponimo, riportato sull’IGM come V.ne S. Angelo, richiama evidentemente il culto di San Michele Arcangelo, collegato alla presenza di grotte, che risale all’epoca longobarda.

5. Un’altra presenza rilevante si trova poco più ad ovest, a quota 768 m lungo la provinciale, e sono i ruderi della cappella di Sant’Antonio. Il nudo costone che sovrasta la costruzione è ancora detto la mondàgna de sandandóniu, mentre il boschetto che si trova a breve distanza, oltre un breve fosso, è noto come la màcchja de sandandóniu. In quest’ultimo toponimo, macchia è un riflesso del latino macula ‘macchia’, evolutosi ad indicare ‘boscaglia’.

6. Ai confini del tenimento di San Marco, ad ovest della màcchja de sandandóniu, si trova la località della èteca, costituita da una breve valletta che confluisce al torrente della Forcella. Il fosso era risalito da un sentiero che conduceva ad alcuni coltivi, posti a valle del Casale Verticchio (930 m). All’interno del fosso, probabilmente in corrispondenza della foce, vi è la sorgente di fónde èteca, non riportata su IGM, che invece include il F.so Vetica. Quanto al toponimo, il tipo vetica è un riflesso del latino vetrix, -icis ‘vetrice’, una pianta delle zone umide, e si trova spesso ad indicare località di questo tipo.

7. Le pendici della montagna di rùa prendono tre nomi distinti. Ad ovest, il crinale a monte della rócca è detto j’urmìttu. Al centro, sopra l’abitato di San Marco, si trova la macchjòla, mentre il crinale ad est della cima è ju schìtu. Sono tutti fitotoponimi: il primo un collettivo in -eto di ulmusolmo’, falsamente interpetato come diminutivo in -etto. Il secondo riflette il latino macula, con un suffisso diminutivo -olo. Il terzo è dal latino aesculetum ‘bosco di querce d’alto fusto, eschieto’, malamente tradotto come le Schede sulla cartografia IGM.

8. Nella rada boscaglia della macchjòla, spiccano delle rocce ben visibili da San Marco, alle quali è stato dato il nome di pischjóli. Il tipo peschio, del quale pischjóli è un diminutivo, è di origine prelatina, forse italica, e riaffiora nel lessico romanzo col significato di ‘macigno, grosso masso’, assai vitale nella toponomastica dell’Appennino Centrale.


Il Colle Rubino
9. Dalla mole di rùa si stacca verso est un’allungata propaggine, che giunge fin sopra la frazione di Pozza. Si tratta del còlle rubbìnu, indicato come C.le Rubino sulla cartografia IGM, che però porta questo toponimo in zona imprecisata. Il nome sembra riflettere un personale latino Rubius, o piuttosto Rubinus, senza suffissazione. Tale nome è in concorrenza con una versione ‘osca’, Rufius, caratterizzata dalla presenza della -f- intervocalica, che pure ha diversi riflessi in area appenninica.

10. L’insellatura che costituisce il raccordo fra rùa e còlle rubbìnu è l’importante valico (959 m) del piàno de cavallàri, così chiamato perché mette in comunicazione San Marco e Pozza con Cavallari, dall’altra parte.

11. La via che da San Marco si dirige verso il valico è il sentiero di sanduróccu, il cui nome farà riferimento a qualche edicola, o cappella, della quale non si hanno tracce. La via parte a quota 792 m, appena ad est dell’abitato, ed attraversa località coltivate, ora per lo più abbandonate.

12. Una prima zona di coltivi è quella di castelvécchju. Tale interessante toponimo sembra presupporre la presenza di un’antica fortificazione, forse, dato l’aggettivo vecchio, precedente la rócca di San Marco. Anche su questa eventuale emergenza storica, però, nulla sappiamo.

13. Proseguendo lungo la via di sanduróccu, si incontrano i coltivi di cèsa lónga, adagiati sul fianco del monte. Come si evince dal nome, si tratta di una porzione di bosco ridotta a coltura grazie alla pratica del debbio. Il termine cesa, infatti, deriva dall’appellativo latino (silva) caesa, participio di caedere ‘tagliare’. Inutile ricordare quanto tale tipo toponimico sia vitale: basti pensare al nome della vicinissima frazione di Cese. L’aggettivo longa ‘lunga’, in questo caso descrive la forma dell’appezzamento, che si estende per circa 50 m di quota.

14. Dalla base di cèsa lónga (813 m), parte una viarella che passa sul filo di cresta della cimétta, uno sperone che si protende fin sopra la carrozzabile San Marco-Pozza. L’origine del toponimo è in questo caso trasparente: trattasi di un derivato di cima.

15. La mulattiera che sale da Pozza al piàno de cavallàri costeggia un fosso, attraversando una zona incolta di rada boscaglia. Appena sopra l’abitato, però, si estende una fascia caratterizzata dalla presenza di numerosi muretti a secco. Si tratta della còsta delle enarèlle, che giunge fin sopra la cava che si trova ai confini fra Pozza e Cavallari. Il toponimo è, in effetti, un diminutivo (doppio suffisso -arello), del tipo vena, che designa delle fasce rocciose, ma anche delle pietraie, adatte a cavare la pietra, come nell’italiano vena ‘filone sotterraneo’.


La montagna di Fiatavento
16. La montagna di Fiatavento è per buona parte, compresa la cimata, inclusa nel tenimento di Scoppito, ma una porzione appartiene anche a San Marco. La presenza più importante della zona è la fónde degli’ùrsu (1027 m), raggiungibile da Santi con l’itinerario CAI n° 7E. Il nome della fonte presuppone la presenza in queste contrade dell’orso, almeno in tempi antichi.

17. L’ottima sorgente è raggiungibile dalla provinciale, imboccando una pista che guada il torrente della valle forcellana e risale per un breve tratto il fosso di cranàra, lungo l’itinerario CAI n° 7C. Interessante è il toponimo cranàra, giacché per esso può ipotizzarsi una derivazione da un appellativo di origine preromana *crana, eventualmente conservato nel lessico, data la formante latina -arius. Il significato postulato per questa base, frequente in area piemontese, è ‘fessura, crepaccio’, il che ben si applicherebbe al fosso in questione.

18. Abbandonato il sentiero CAI, la pista per la fónde degli’ùrsu prosegue tagliando a mezza costa un poggio. A monte di questo, vi è la località detta l’àra degli’àsini, dove sorgono alcuni casali. La zona è pianeggiante, e da questa caratteristica topografica deriva il nome, giacché il dialettale ara, dal latino area, è equivalente all’italiano aia ‘spiazzo per la trebbiatura’ e, in generale, ‘spiazzo, luogo piano’.

19. A quota 890 m si incontra la deviazione per la sottostante fónde dell’àglie, segnata sulla cartografia IGM come Sorg.te le Aie. Il toponimo potrebbe, in via ipotetica, essere un riflesso, certo piuttosto svisato, del termine gualdo ‘bosco’, di origine longobarda (da un wald), attarverso la fonetica locale che prevede l’indebolimento della v- in posizione inziale, l’assimilazione di -ld- a -ll- e la successiva palatalizzazione di tale nesso davanti a -u.

20. A monte della sorgente, si estende in effetti un settore boschivo piuttosto vasto, che viene solo lambito dalla mulattiera per la Fonte dell’Orso. Il nome registrato per tale bosco è la màcchja dell’aràe, da cui deriva il toponimo riportato sulla cartografia IGM Valle Arae, applicato ad un solco che scorre non lontano dalla fónde dell’àglie. Si tratta forse di designazioni riconducibili ad un tema idronimico *vara, come per il toponimo araìtu, registrato a Roio (Aq) e riferito ancora ad un fosso, ma non è chiara la formante (latino -alis ?).

21. Nel mezzo del bosco, alcuni sentierini collegavano la Portella alla Fonte dell’Orso. Su uno di questi, si trova la località detta la piàzza de singhilìttu, perché si tratta di un ripiano (1057 m) che interrompe il crinale che scende dalla cima di Fiatavento. La specifica singhilìttu è un soprannome locale.


La montagna della Torretta
17. Sulla destra orografica della valle forcellana si trova questa montagna, divisa tra i tenimenti di San Marco e di Cese. Il toponimo la torrétta è riferito, in quest’ultimo centro, alla cima più alta che svetta a quota 1102 m, mentre la cima più bassa (1086 m), che sulla cartografia IGM è la Torretta, prende invece il nome dalla crocétta situata nei pressi (1045 m).

18. Il valico della portélla (1003 m) separa la montagna della Torretta da quella di Fiatavento, e mette in comunicazione San Marco con Cese e con Scoppito. Il toponimo rientra nella prolifica serie dei nomi del tipo porta, portella, sportella, ecc., in virtù della funzione stessa del valico, come ‘porta’ verso i centri contermini.

19. La Portella è raggiunta dall’itinerario CAI n° 7C, che parte come pista dalla provinciale in corrispondenza del fosso di cranàra. La carrareccia raggiunge in breve il grosso fontanile di acquatìna (825 m), dove termina. Questa sorgente, registrata come F.te Acqua Tina su IGM, prende il nome dall'appellativo acquata, derivato intensivo di acqua.

20. A monte del fontanile di Acquatina, l’itinerario CAI prosegue come sentiero, giungedo al pianoro (900 m) delle tèrre fratìne, ai bordi del quale si trovano i ruderi di una casetta. Il toponimo, probabilmente, significa ‘terra di pertinenza di un convento’, essendo la specificazione fratina un derivato di frate.

21. Dal pianoro parte una deviazione, segnalata nella guida CAI, che guada il fosso dei cicerió, parallelo a quello di cranàra e, attraverso la màcchja londéro, giunge ad un valico (1046 m) fra le due cime della montagna della Torretta. Mentre il primo toponimo, cicerió, appare derivato da un soprannome locale, probabilmente del proprietario di alcuni magri coltivi nella parte bassa del fosso, il secondo ha un’origine presumibilmente antica. L’IGM riporta tale nome come Mac.a Lontero.

22. Poco più ad est, si trova una ricca zona sorgentifera, con le sorgenti della fónde egliu lùpe (870 m) e della fónde ella nùce, presa dell’acquedotto di San Marco e di Pozza. La località è anche nota col nome le sètte fondanèlle, laddove il numero sette indica genericamente l’abbondanza di acque. Sulla cartografia IGM è riportata solo la prima sorgente, F.te del Lupo.

23. Di fronte a San Marco, ad est di questa zona sorgentifera, scorre l’arcuato allóne de mézzu, che proviene dalla cima della Crocetta. Il toponimo si riferisce alla posizione del vallone, ‘in mezzo’ alla montagna di pertinenza di San Marco. Alla sua destra, guardando dall’abitato, si innalza il boscoso crinale di còlle soloétte, chiamato C.le Selvette sulla cartografia IGM. Infatti, il dialettale soloétte è equivalente a selvette, diminutivo dal latino silva, ‘selva, bosco dove si fa legna’.

24. Alla sinistra del Vallone di Mezzo, lungo la strada per Colle, si lambisce una zona in cui il bosco lascia il posto ad estese porzioni di prato. Tale zona, percorsa anche da un vecchio sentiero, è nota come cretàccio, da creta, attraverso un suffisso -accio dal valore accrescitivo, evidentemente per via del terreno argilloso.