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Colli (Barete)

Appunti sul paese

La frazione di Colli è compresa nel comune di Barete, per il quale si rimanda all’apposito capitolo, nel volume Il massiccio d'Aielli. L’agglomerato è costituito dalle quattro ville di Colledisù (Colli), Basanello, San Sabino e Teora, disposte fra i colli che chiudono il piccolo altopiano di Foce. I toponimi Colle, Colli, San Sabino appaiono trasparenti, mentre Basanello si configura come derivato da un personale latino Bassus, attraverso il tipico suffisso –anus dei prediali. Il nome di Teora, infine, è un riflesso del latino teguria, plurale di tegurium ‘capanna’. Si tratta di località di dialetto aquilano.

Sopra il paese di Colledisù, vi sono i ruderi di Santa Maria della Rocchetta, una chiesa sovrapposta ad una preesistente rocca. Sotto Basanello c’è la chiesa cimiteriale di Santa Maria di Loreto, mentre a San Sabino è notevole l’omonima chiesa (sec. XVI) che ha dato il nome al paese.

Appunti sul territorio

La montagna di Colli, a monte della carrozzabile per Fossatillo, e delle sterrate pedemontane per Teora-Cavallari, occupa una porzione dell’altopiano delle pràta e fóce (minima quota 791 m) e dei monti che lo circondano.

Questi formano un cerchio, procedendo dal paese in senso orario, a partire dalla cìma rùa (1235 m), per lo più appartenente a San Marco. Oltre la depressione delle cónghe (985 m), si innalza il crinale di castégliu (1108 m), pertinenza di Forcella, con la fórca e castégliu (1041 m) che lo separa dal còlle elle màcchje (1225 m) e dal costone dei pìzzoli (1216 m) del Termine. Questo settore, così come il successivo nodo orografico della sélva (1274 m), non appartengono a Colli, che però possiede una parte delle pendici del làtu (1275 m), la cui cima è in tenimento del Termine. Da questa montagna, la linea spartiacque si perde in una serie di colli poco pronunciati, a ridosso della carrozzabile Colli-Fossatillo, per poi collegarsi, al di là della soglia carsica di còlle marétta (799 m), con la cìma rùa.

Come si vede, i confini naturali non sono seguiti da quelli amministrativi, a vantaggio dei viciniori centri di San Marco, Forcella, Termine. Anche fra le sorgenti di Foce, una sola appartiene a Colli, quella di scindìcuji, mentre la fónde e fóce è di Forcella.

L'unico sentiero CAI che riguarda in parte Colli è il n° 16, da Colledisù alla cima della Selva. La traversata TR6 va da Casaline della Forcella a Pizzoli, mentre la TR1 da Barete al piano di Cascina.

La toponomastica

La regione dei Colli
1. Fra gli abitati di Colli, San Sabino e Basanello, e le pendici del Lato, si estende una serie di rilievi poco pronunciati, intervallati da vallette coltivate. Poco a monte di Colledisù, spiccano dei ruderi, chiamati localmente la rocchétta (915 m), che secondo la tradizione locale apparterrebbero ad una chiesa, forse sovrapposta a ruderi preesistenti di cui non si ha notizia. Il fatto che nelle vicinanze si trova un altro colle chiamato còlle cìota (982 m) fa pensare, però, ad un più vasto insediamento collocato più a monte rispetto alle ville attuali. Il termine civita del quale cìota è variante di fonetica locale, allude infatti alla presenza di antiche centri abitati, magari del tutto diruti, ed è molto diffuso nell’Appennino Centrale. La cartografia IGM riporta solo quest’ultimo toponimo, correttamente come C.le Civita.

2. Imboccando la recente carrozzabile Colledisù-Fossatillo, si lascia a destra il colle della Rocchetta, incontrando sulla sinistra una deviazione per la pianetta di sàndalucìa (906 m), situata fra Colledisù e San Sabino. Questo agionimo potrebbe erssere un riflesso del culto di Santa Lucia, molto popolare nella vicina zona di Montereale.

3. Lungo la citata deviazione, si passa a monte della testata del breve impluvio di vàlle morésca che, più a valle, prende il nome di fùssu egliu pratìgliu prima di sfociare nei prati di Foce. Il primo toponimo è caratterizzato da un suffisso latino-germanico -iscus/-a che normalmente si applica a nomi personali, e quindi potrebbe valere ‘valle del Moro’. In alternativa, occorre risalire all’antica base toponimica morro, di origine preromana, che presenta una tipica alternanza r/rr. Essa è anche diffusa al femminile morra, che nel lessico abruzzese significa ‘mucchio’, ed infatti il significato in toponomastica è quello di ‘macigno, gruppo di sassi’. Il secondo toponimo, invece, è chiaramente interpretabile come diminutivo in -illus di prato.

4. Continuando lungo la carrozzabile Colledisù-Fossatillo, si passa accanto alla recente Fonte Ferina (928 m), e poi si tocca il pozzo di fornarégliu, con vicino casale (932 m), prima di svalicare alla cróce e cagnànu (950 m) in direzione di Fossatillo (frazione di Cagnano). Quanto al nome fornarégliu, formalmente è un diminutivo (suffisso -ello) di fornaro ‘luogo caldo ed incassato’, derivato di forno.

5. Dalla Fonte Ferina si può imboccare sulla sinistra il sentiero CAI n° 16, diretto alla cima della Selva del Termine, che dopo circa 1 km con debole pendenza, passando dietro il cocuzzolo di Colle Civita, giunge alla fónde egliu mùru (954 m). Indicato come Sorg.te del Muro sulla cartografia IGM, questo toponimo appare trasparente, e dipenderà dalla presenza di un muro sotto il quale sgorgava l’acqua sorgiva.


Monte Lato
6. Ad ovest della Fonte del Muro si innalza compatto il costone del làtu, culminante a quota 1276 m in territorio del Termine di Cagnano. Come già visto nel capitolo dedicato a quel paese, si tratta probabilmente di un riflesso del latino latus, nel senso di ‘fianco di monte’. Nel versante che guarda Colli, poco a monte della sorgente, si trovano alcuni casali semidiruti (Casale Di Marzio, Casale Adolfetto ecc.), a cavallo del confine.

7. Le pendici della montagna che guardano la regione di Foce sono formate da un ampio costone solcato dal fùssu elle stélle, una breve valle che confluisce più in basso nei prati. Il curioso nome, assente sulla cartografia IGM, si spiega ricorrendo al verbo stellare (con varianti secondo la fonetica locale) ‘scheggiare’, diffuso nel lessico ed anche in qualche designazione toponimica.

8. Oltre il solco del vallone, superato ormai il confine con la Forcella, si estende il versante della solàgna, così chiamato perché esposto a sole, cioè a sud (dal latino (terra) solanea), sul pianoro sul quale c’è la proprietà privata boschiva dei càrpini 'carpini'.


La regione di Foce
9. Già sotto i centri di Basanello e San Sabino, comincia ad aprirsi il vasto complesso delle pràta e fóce, diviso fra Barete e Forcella. Il nome della regione è presente sulla cartografia IGM come Prati di Foce, e deriva dall’appellativo foce, usato in toponomastica per indicare lo sbocco di un torrente, di una valle al piano (come nell’italiano foce relativamente al mare). In questo caso, sarà stata l’allungata parte finale del pianoro ad aver suggerito tale designazione. Quanto al nome comune prata, si tratta di un originario neutro plurale, poi divenuto femminile, ed indica dei ‘coltivi in piano’, a differenza di prato utilizzato nella designazione IGM che, come in italiano, indica il vero 'prato umido'.

10. Da Basanello occorre scendere nella valletta dove si trova il cimitero, con la chiesa di Santa Maria di Loreto, fra il paese stesso ed il cocuzzolo di castégliu (847 m) 'castello'. E’ questo un altro toponimo che conduce ad un passato medievale ma, vista la compresenza del colle con i ruderi della Rocchetta, e di quello chiamato Colle Civita, c’è da supporre che almeno una di queste designazioni sia un semplice traslato geomorfico, per indicare un generico ‘luogo alto’.

11. Scendendo dal cimitero, si entra nell’appendice orientale del pianoro, l’allungata mallottàte. Tale nome si presenta composto da valle (nella diffusa variante dialettale màlle), e da un termine piuttosto oscuro, che in prima approssimazione può ricondursi ad un votàte, derivato da volta ‘girata, curva’ con riferimento alla forma arcuata della valle.

12. Procedendo lungo la carrozzabile di Foce, la valle si restringe, per poi aprirsi di nuovo nelle pràta vere e proprie, in corrispondenza della recente Fonte dei Prati (790 m). Sul lato a nord della piana, si innalza il cocuzzolo della còsta (860 m), così chiamato perché rimontato da una mulattiera che in salita (costa) conduce a Basanello ed alle altre ville. Sul punto più alto si trova, infatti, una croce, a segnare la fine della salita. Dietro questo colle si trova la famosa cacatóra, una quercia plurisecolare di oltre 6 metri di circonferenza, il cui nome deriva dal fatto che presenta un grosso buco nel tronco.

13. Nella piana si trova la sorgente di scindìcuji (800 m), chiamata nelle carte IGM Sorg.te Scenticoli. Tale resa appare foneticamente corretta, per un toponimo che sarà uno dei vari riflessi del nome del ‘centonchio, mordigallina’, un’erba, forse accostato in qualche caso per paretimologia all’italiano scendere.

14. Una seconda sorgente è la fónde e fóce (815 m), all’altro capo della piana in territorio della Forcella. Nei pressi, c’è anche un pozzo (808 m) in contrada ju ceràsciu, dove sarà qualche ciliegio (latino cerasus), albero che si piantava in consociazione al seminativo. Poco a monte, si troverebbe la località càsi vécchje, ma la cartografia IGM segnala una sola costruzione, vicino al pozzo. Un altro casale si trova più a valle, in località le sòde (802 m), nel mezzo alla piana. Quanto a quest’ultimo toponimo, riflette l'appellativo soda, indicativo di una porzione del pianoro non coltivata perché eccessivamente pietrosa.

15. Sulle pendici a nord della piana, sotto il cocuzzolo di Colle Civita, si trova la pianetta, un tempo coltivata, di suruìgli. Questo toponimo è formalmente un diminutivo di selva, con un suffisso -illus di diffusione centromeridionale, e resa locale del nesso -lv-, equivalente a ‘selvilli’. Qualche difficoltà potrebbe nascere osservando il cambio di genere, per cui si può anche ipotizzare una derivazione da un personale latino Servilius, senza suffisso, con la -i che riflette la desinenza -is dell’ablativo in funzione di locativo.

16. Appena ad ovest della pianetta di suruìgli, scende alla piana il solco dell’óglie màrcu, anche detta l’àlle màrcu. Si tratta, quindi, di un composto di valle con un personale locale "Marco", mentre la variante óglie rimane oscura.


La montagna di Rua
17. La montagna di Rua non ha un nome specifico a Colli, che d’altronde ne possiede solo una ridotta porzione. Il confine con il tenimento di Cavallari, ad est, segue la vàlle egliu pìru, il lungo vallone sopra la sorgente di Piedi Rua. Quanto al toponimo, esso è trasparente, derivando dalla presenza di un albero di pero isolato in queste contrade montane.

18. La porzione della montagna di Rua pertinente a Colli è percorso da due mulattiere, entrambe provenienti dalla villa di Teora. Quella più orientale, uscita dal paese, rimonta lo sperone delle màndre (812 m), sul quale è una panoramica pianetta. Il toponimo deriverà dalla presenza di muretti a secco usati come recinto per gli animali, che sono detti, per l’appunto, mandre, da una voce greca passata nel latino.

19. Dopo la spianata, la via segue per breve tratto il solco delle fóssa piàna, per poi deviare decisamente verso le pendici di Rua. Questo valloncello, chiamato Fossa Piana sulla cartografia IGM, trae il nome dalla testata, che forma una insellatura (da cui l’aggettivo piano presente nella designazione) fra la cima di Rua e l’appendice del cucurùzzu (1057 m), che si protende, rispetto alla linea spartiacque, decisamente verso Colli. L’origine di questo toponimo è chiara: si tratta di un riflesso della nota base *cucc-, che ha prodotto numerose designazioni, tutte relative a cime svettanti, come nell’italiano cocuzzolo.

20. La seconda via da Teora ha percorso più tortuoso e meno ripido. Da principio, risale la valletta che si estende ad ovest del paese, ed in questo tratto è chiamata còlle. Infatti giunge a svalicare in cima alla soglia carsica di còlle marétta (799 m), oltre la quale si apre il bacino di mallottàte, che prelude alle prata di Foce. Quanto all’appellativo marétta, esso appare un diminutivo della voce mara, di antica origine (romanza o italica), che indica delle zone umide, acquitrini, ecc. Un tipico sintagma composto con questa voce è Valle Amara, nel quale mara è accostato per paretimologia all’aggettivo amaro.

21. Dalla soglia di Colle Maretta, la mulattiera piega decisamente per rimontare il costone di fronte (sud), salendo nel bosco ed uscendo oltre i 900 m alla tagliàta. Questa località dovrebbe essere un’ampia radura, ottenuta tramite ‘taglio’, per consentire lo sfruttamento pascolativo. Non lontano, si svalica alla depressione delle cónghe, che separa dalle propaggini della montagna del Castello di Cesura.


La montagna del Castello di Cesura
22. La cresta dominata dal Castello di Cesura (1108 m) costituisce lo spartiacque fra la valle della Forcella e le prata di Foce. A Colli appertengono alcune porzioni pedemontane, per lo più boschive. A partire da est, oltre la montagna di Rua c’è la depressione delle Conche (985 m), alla quale giunge da Teora la mulattiera della tagliàta. Più oltre si estende un bosco che, a seconda dei settori, prende i seguenti nomi: le cerquèlle, le efènze, le castàgne, le fràtte e ju cifiànu, fino alla fónde e fóce (815 m). Si tratta di fitotoponimi, che indicano la specie arborea pevalente: cerqua è la metatesi dialettale per quercia, castagna indica il ‘bosco di castagni’. Quanto a fratta, è una voce che deriva dall’appellativo (silva) fracta, ossia ‘rotta, tagliata’, ed in origine indica la siepe lasciata dopo il taglio del bosco per separare i coltivi ottenuti, mentre in seguito ha assunto un generico significato di ‘boscaglia intricata’. Il tipo toponimico defensa è un riflesso del latino medievale defensa, termine ‘tecnico’ per ‘bandita, bosco dove è vietato fare legna’. Infine, cifiànu va interpretato come toponimo prediale, visto il suffisso -anus, a partire da qualche personale romano, tipo Cefius (?).

23. A monte del crinale di Castello, quasi in cima (1006 m), ci sono le cèse vécchje. Questo è un toponimo storicamente interessante, che potrebbe attestare i primi tentativi di messa a coltura, compiuti tramite disboscamento, del crinale dove sorgeva il castello di Cesura. Lo indica l’aggettivo vecchio, che presuppone un orizzonte temporale anteriore a quello dei più recenti dissodamenti operati nel piano di Foce (non completamente, del resto, come indica il citato toponimo le sòde). L’appellativo designa proprio l’azione di disboscamento, riflettendo una formazione latina (silva) caesa, participio di caedere ‘tagliare’.